MOANA - CASTA DIVA Fotografie di Gianfranco S

Mercoledì 5 Maggio 2010 alle ore 18.30 inaugura a Milano presso Dream Factory, la mostra “Moana - Casta Diva” di Gianfranco Salis, esposizione fotografica dedicata a Moana Pozzi.

La mostra, curata da Valerio Dehò e realizzata in collaborazione con la galleria d’arte Contemporary Concept, viene proposta a Milano in una nuova versione dopo il successo bolognese e l’altrettanto fortunata esperienza di Treviso.

L’esposizione presenta ventidue fotografie, realizzate tra il 1988 ed il 1989, in cui Salis riesce perfettamente ad esprimere non solo la soggettività di questo grande personaggio italiano ma anche il suo glamour ed il suo carisma. L’esposizione si propone, quindi, di restituire l’immagine di una donna bellissima, elegante, mai fuori luogo, che ha vissuto le proprie scelte rendendole pubbliche e che oggi, a quindici anni dalla propria morte, è diventata un’icona del nostro tempo.

Gianfranco Salis, nato a Roma, intraprende presto la strada della fotografia sotto la guida di Tazio Secchiaroli . Non ancora ventenne è fotografo al “Festival dei due mondi di Spoleto”, ritraendo artisti come Mario Ceroli, William De Kooning, e l’Orlando Furioso di Luca Ronconi. Dai primi anni ’70 inizia a lavorare come fotografo con i più acclamati registi italiani come Fellini, Bertolucci, Squitieri, Monicelli, Ferreri, Loy, Scola, Risi, Zeffirelli etc. Dal 1979 è fotografo di fiducia di Tinto Brass . Parallelamente al cinema, inizia, a metà degli anni ’80, una serie di ritratti di donna grazie ai quali Giorgio Armani gli affida il compito di fotografare Laura Morante per il lancio mondiale del suo primo profumo femminile. Nel 1988 unico europeo nella sezione ritratto, vince con l’immagine di Marisa Berenson il “The professional photographer’s showcase” all’Epcot Center di Orlando - U.S.A.
Il primo incontro con Moana avvenne nel 1988 a cui seguirono altre due sedute nel 1989 ed il risultato finale furono ventidue fotografie in cui Moana appare affascinante, estremamente naturale, imperiale nella sua bellezza. “Il mito di Moana, attraverso queste immagini, viene reso classico perché le inquadrature ed i tagli la consegnano alla storia del cinema, a quel cinema a cui lei non ha mai appartenuto, che ha sempre vissuto con grande e coraggiosa marginalità, ma che era il suo panorama di vita ideale”.
Molto interessante è anche il procedimento lento, difficile ed alchemico, che Salis adopera per colorare le immagini. In pratica si tratta di un processo in cui partendo dal bianco e nero, il colore viene aggiunto progressivamente prima di raggiungere il punctum desiderato. Il risultato è una fotografia cristallina, purissima, palpabile. La tecnica svolge qui un ruolo di grande importanza perché vi è una forma d’intervento sull’immagine di tipo artistico in cui l’originale è come un punto di partenza da evolvere.

La mostra - sostiene Valerio Dehò – “va letta, quindi, non solo come un omaggio ed un ricordo ad una grande “bellezza”, ma anche come la scoperta di un fotografo del cinema che nel suo mestiere ha saputo portare una carica di umanità e di verità che questi scatti restituiscono perfettamente”.

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